Comunità Educativa “Il Gabbiano”

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La comunità educativa Il Gabbiano è un servizio dell’Opera Calasanziana Mamma Bella di Campi Salentina, ed è, ai sensi dell’art. 21,3 della L.R. 25 agosto 2003, n. 17 e dell’art. 7del Regolamento Regionale del 23 giugno 1993, n.1, destinata ad accogliere ragazzi e ragazze, allontanati temporaneamente dal nucleo familiare d’origine, o con provvedimento del Sindaco del comune di residenza, su proposta del Servizio Sociale compente, o dell’Aurorità Giudiziaria.

La Comunità Educativa Il Gabbiano, impostata secondo il modello familiare, si pone come risposta alle necessità di essere sempre più uno dei nodi nella rete d’interventi, azioni ed opportunità di crescita e sviluppo individuale e sociale per il minore accolto, in base ad una progettualità specifica, orientata, e condivisa con i Servizi del territorio.

La comunità promuove, perciò, relazioni stabili con il territorio, con i servizi, con le agenzie di socializzazione, con gruppi di base formali e informali.

Nel progetto di Comunità non sono fondati tanto gli aspetti strutturali o gestionali della vita in comune, quanto la metodologia di lavoro definita con precisione e adeguata al contesto territoriale e alle esigenze individuali; la definizione dei processi di vita comunitaria e delle modalità di costruzione dei rapporti significativi tra adulti e minori; le modalità di realizzazione dei rapporti quotidiani di scambio positivo con il territorio e di collaborazione con la rete dei servizi.

La Comunità il Gabbiano si presta particolarmente ad attivare adeguate forme di coinvolgimento della famiglia d’origine nell’intervento educativo del minore.

Per rispettare la stria personale del minore accolto in comunità, valorizzare le esperienze, valutare e comprenderne a pieno le relazioni, è importante farsi carico delle problematiche della famiglia d’origine.

Il Gabbiano esprime il desiderio e la spinta verso la libertà, verso l’autonomia personale, a partire dalla scoperta della propria identità.

1. Destinatari
N° 10 minori di ambo i sessi, preferibilmente di età compresa tra i 12 e i 18 anni,in regime residenziale, con due posti aggiuntivi per le emergenze.

2. Finalità
La comunità educativa Il Gabbiano mira alla implementazione e sviluppo del benessere individuale, familiare e sociale degli utenti presi in carico, oltre che al superamento di eventuali condizioni di disagio sofferte dagli stessi, attraverso la promozione di azioni mirate e progettualità specifiche, da analizzarsi sinergicamente, d’intesa con i Servizi Sociali e l’Autorità Giudiziaria, attivando la rete delle risorse e degli attori sociali territoriali presenti nelle comunità locali.

3. Obiettivi generali
– Promuovere lo sviluppo dell’identità personale di ciascun ospite
– Superamento delle situazioni che contribuiscono a creare ed alimentare solitudine, disagio, disorientamento, emarginazione.
– Miglioramento delle condizioni di vita complessiva degli ospiti in termini d’opportunità, occasioni ed esperienze di socializzazione, formazione, orientamento, ed inserimento lavorativo.
– Promozione della partecipazione e dell’impegno sociale degli ospiti nella comunità locale.
– Promozione di una relazione positiva con la famiglia d’origine e con il contesto sociale di riferimento.

4. Obiettivi specifici
– Rafforzamento dell’autostima e del protagonismo positivo.
-Sviluppo di capacità di integrazione con gli educatori e gli altri ospiti.
– Sviluppo di capacità di organizzazione spazio-tempolai.
– Acquisizione di capacità per individuare e coadiuvare i propri vissuti.
– Sviluppo di capacità di gestione degli impulsi emozionali in rapporto alle responsabilità.
– Assunzione e gestione di responsabilità, a partire dall’impegno comunitario.

5. Azioni
L’intervento della Comunità Educativa Il Gabbiano si connota qualitativamente come intervento educativo, in quanto promotore di stimoli positivi per lo sviluppo di ogni singola personalità, in un clima di fiducia, solidarietà e partecipazione.
La programmazione delle diverse azioni viene condotta, da un lato, a partire dai bisogni e dalle risorse emergenti del gruppo di utenti e, dall’altro, in considerazione degli spazi fisici che offre la struttura e delle risorse disponibili attorno alla comunità.

In sintesi, si prevedono le seguenti azioni:
– Sostegno scolastico
– Informazione/formazione sulle tematiche adolescenziali
– Esperienze ludiche
– Laboratori artistico/creativi
– Laboratorio informatico
– Attività sportive
– Cura del proprio ambiente
– Formazione, orientamento e avviamento al lavoro
– Sostegno domiciliare, attraverso un educatore qualificato

6. Equipe
Coordinatore pedagogico con laurea in pedagogia o scienze dell’educazione, responsabile dei processi educativi interni alla struttura e delle attività laboratoriali.
E’ responsabile degli interventi educativi individuali, affinché il servizio corrisponda al progetto previsto per ogni singolo minore.
In stretta collaborazione con gli operatori del gruppo educativo, si occupa della presa in carico del minore.
Provvede alla organizzazione delle attività quotidiane, in particolare alle attività laboratoriali, secondo la programmazione stabilita settimanalmente dall’equipe, in collaborazione con il gruppo educativo, organizza i turni degli educatori, i premessi straordinari, la sostituzione degli educatori in servizio.
E’ responsabile degli strumenti di osservazione e delle schede di ogni utente e di tutta la documentazione interna della struttura.

Psicologo – responsabile dei processi psicologici
Supporta l’equipe ed il gruppo educativo da un punto di vista psicologico, relazionale e formativo, curando la programmazione di percorsi in tal senso.
Segue e accompagna il minore durante la sua crescita psicologica, attraverso un processo terapeutico individualizzato.
Collabora costantemente con gli educatori nella predisposizione del PEI, e nella progettazione, supervisione e verifica degli interventi sul minore.
Attua processi formativi sulle dinamiche di gruppo dei minori e sui processi di cambiamento, funzionali ad una migliore interazione-integrazione e crescita del gruppo stesso.

Assistente sociale responsabile della dimensione sociale degli utenti e dei rapporti con i Servizi e con la rete delle risorse territoriali.
E’ responsabile del profilo sociale di ciascun minore ospite della Comunità.
E’ responsabile dei rapporti con il territorio, previsti nell’ambito di ogni specifica progettualità.
I suddetti rapporti debbono investire tutti i servizi, agenzie formative, ed attori sociali, coinvolti nella promozione e tutela del minore, ed. in particolare i Servizi Sociali e Socio-Sanitari, la Scuola, il Centro per l’Impiego, gli enti di formazione professionale ed il Tribunale per i Minori.

Educatori, con compiti di cura dei percorsi educativi, del sostegno scolastico, dell’animazione, dell’attività di laboratorio.

7. Modalità organizzative della struttura
La comunità educativa Il Gabbiano prevede la distinzione di tre fasi di lavoro:
– Fase di ammissione
– Fase di inserimento
– Fase di dimissione

Fase di ammissione
Nella fase di ammissione, il comunità educativa coinvolge i Servizi Sociali e Socio-Sanitari competenti, oltre che, ove occorra, il Tribunale per i minori, per una migliore conoscenza dell’utente.
Le richieste di ammissione, comprese quelle derivanti da provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, devono essere valutate e concordate tra gli operatori dei servizi territoriali e l’equipe della struttura.
In questa fase, il Centro prende in carico l’utente, individua lo stato iniziale dello stesso ed acquisisce altre informazioni al fine di poter esprimere una valutazione multidimensionale ed un obiettivo specifico in termini i di risoluzione del problema e/o miglioramento e/o intervento educativo necessario.

Si procede quindi nel seguente modo:
a) Compilazione, a cura dell’educatore professionale, con l’ausilio dell’assistente sociale, a seguito di primo colloquio di presentazione dell’utente, di schede di ammissione, previo confronto con i servizi sociali e/o socio sanitari competenti.
b) Colloqui, a cura dello psicologo e degli educatori, con l’utente, e con la famiglia, per la predisposizione del PEI, e un’adeguata informazione circa i motivi, i tempi e gli scopi del suo inserimento.
c) Valutazione multidimensionale, in equipe, dell’utente ammesso.
d) Predisposizione del progetto educativo individualizzato da parte degli educatori, con l’ausilio dello psicologo, in cui si definiscano, in rapporto alla potenziale durata dell’intervento, finalità da perseguire, azioni, procedure e risorse da porre in essere, in relazione all’utente.
e) Condivisione del PEI in equipe ed approvazione, previo confronto con i Servizi Sociali e/o Socio Sanitari competenti, oltre che, ove occorra, con l’Autorità Giudiziaria.

Fase di inserimento
Nella fase di inserimento, si attua il Progetto Educativo Individualizzato.
Il personale educativo si deve rapportare all’ospite rispettando la sua riservatezza e la sua identità, valorizzando la sua persona attraverso la cura, sia dal punto di vista fisico che psichico.
In questa fase, viene individuato, a cura del coordinatore pedagogico, un educatore responsabile dell’inserimento, il quale ha il compito di curare la dimensione relazionale, attraverso la creazione di dinamiche relazionali positive ed attente.
L’inserimento deve essere graduale e accuratamente documentato, anche con aggiornamenti delle schede personali iniziali, e deve coinvolgere periodicamente, da un punto di vista informativo, attraverso l’opera dell’assistente sociale, i Servizi Sociali e/o Socio Sanitari competenti, oltre che, ove occorra, l’Autorità Giudiziaria.

Fase di dimissione
L’avvio della fase di dimissione, salvo circostanze indipendenti dalla volontà della struttura, deve subordinarsi al documentato raggiungimento degli obiettivi definiti nel Progetto Educativo Individualizzato.
Anche questa fase è accompagnata da una attenta documentazione, e dal coinvolgimento dei Servizi Sociali e/o Socio Sanitari competenti, oltre che, ove occorra, l’Autorità Giudiziaria, sia per la co-verifica del raggiungimento degli obiettivi fissati nel PEI, che per facilitare un graduale processo di dimissione del minore.
Si ritiene utile procedere con gradualità alle dimissioni, poiche ogni bambino/a deve essere accompagnato e preparato ad affrontare un ulteriore cambiamento nella sua vita.

8. Metodologia Educativa
La metodologia educativa dipenderà dall’età e dall’omogeneità ed eterogeneità con quello della struttura in generale, dovrà essere strettamente connesso e integrato con gli interventi che seguono l’inserimento.
Si prevedono interventi prevalentemente a carattere socio educativo, di supporto psicologico, ricreativo culturale e di socializzazione, articolati in base all’età dei bambini, anche per gruppi differenziati.

La strategia educativa vedrà la propria attenzione attraverso la circolarità della metodologia di lavoro costituita da:
a) progettazione;
b) sperimentazione;
c) verifica delle attività e dei singolo interventi al fine di una puntuale riprogrammazione e documentazione dell’interop intervento educativo.

9. Documentazione
La documentazione interna al Centro Diurno prevede almeno:
– Cartella personalizzata dell’ospite
– Diario di bordo
– Registro presenze
– Scheda di ammissione
– Scheda di valutazione ed osservazione
– Relazione individuale di ogni utente
– Verbale delle riunione del’equipe

10. Attività di misura, analisi e miglioramento
Il Centro Educativo si fa garante del monitoraggio e della verifica delle attività e dei processi di erogazione del servizio, attraverso la predisposizione di un apposito sistema interno.
Devono essere messi in atto strumenti e procedure di rilevazione della soddisfazione del minore, della sua famiglia e del committente.
La Comunità, peraltro, dipendono dalla Casa di Procura della Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio, ed essendo inserito nella rete delle strutture di accoglienza per minori della stessa, è sottoposto periodicamente a monitoraggio  e valutazione dei risultati conseguiti e documentati, e ha ampia possibilità di confronto e scambio constante con altre strutture ubicate nell’intero territorio nazionale.

10. Modalità di finanziamento
– Rette e contributi erogati dai Comuni di residenza degli ospiti
– Lasciti o donazioni
– Contributi di enti pubblici
– Partecipazione a progetti finanziati dall’Unione Europea
– Partecipazione dell’ente Congregazione delle Figlie Povere di San Giuseppe Calasanzio al Piano di Zoona di Campi Salentina (LE), di cui alla L. 328/00 e alla L.R. 17/03

pdf Carta dei Servizi Oasi Mamma Bella