Storia

mamma bella

29/05/1950. Questa è la data scritta sul pavimento del salone d’entrata dell’Istituto Mamma Bella che ricorda la prima pietra di quella costruzione lungamente sognata dalla famiglia Calabrese.

Il giorno dell’inaugurazione sono presenti molte autorità civili e religiose e tutti si stringono attorno alla figura del dottor Salvatore Calabrese che, avendo perduto tre figli, ha deciso di dedicare tutto sè stesso e i suoi beni alla realizzazione di una grandiosa opera umanitaria che possa accogliere l’infanzia meno fortunata.

129/11/1953 – Campi Salentina
Il treno Roma – Lecce arriva al capolinea alle ore 10.00. Scende il primo drappello di Suore Calasanziane incaricate di aprire la nuova casa a Campi Salentina.
Le Calasanziane, madre Assuntina, suor Clorinda, suor Carmelina e suor Calista sono accompagnate dalla madre Vicaria Luigina Fiorini. Alla stazione sono in attesa il dottor Calabrese e lo Scolopo Padre Calaprice. Con tre macchine si parte per Campi Salentina; all’arrivo le suore si recano in parrocchia affinché possano essere presentate alla comunità parrocchiale.
E’ il giorno degli emigranti, e le suore commosse ma serene rivolgono la loro preghiera alla Madonna.

230/11/1953 – Di fronte alla raltà
La vera sorpresa arriva la mattina alla luce del sole quando le suore possono rendersi conto di quale sia realmente la situazione: manca l’acqua, manca la cucina, manca la luce, manca praticamente tutto! Una suora ricorda che al capo viaggi del Ministero della Marina, che aveva portato del materiale a Campi Salentina, aveva chiesto: Come è Mamma Bella?, e questi aveva risposto: un bel cavolo in mezzo a un campo. E aveva proprio ragione!

03/12/1953 – Ritorno a Roma
Madre Luigina e Madre Giuseppina ripartono per Roma lasciando a malincuore le consorelle in una casa piena di disagi. I Padri Scolopi donano alcuni inginocchiatoi e promettono la Messa domenicale. A cena le suore si ritrovano sole con il pianto alla gola!

08/12/1953 – Festa dell’Immacolata
Oggi Padre Rossetti celebra la prima Santa Messa a Mamma Bella, ma le suore sono sole e tristi: è la prima festa che trascorrono lontane da casa. Non bisogna fermarsi, però, e incomincia la frenesia di vedere tutto a posto. Si rovista tra gli scatoloni e i bauli mandati da Roma e si riordina la biancheria.

3Aprile 1954 – I giorni passano
Dopo quasi quattro mesi di permanenza e di lavoro continuo e costante, le suore sono più felici e più serene. Hanno verniciato da sole le porte e messo i vetri, l’impianto elettrico va avanti grazie alla collaborazione di alcuni operai del paese. Intanto si cerca di allestire una scuola per le bambine ospiti, in modo che tutto possa essere pronto  per l’arrivo del nuovo anno scolastico. In questo mese viene a visitare l’istituto anche il prefetto di Lecce che promette aiuti. Sembra che tutto vada per il meglio.

Luglio 1954 – Si avvicina l’acqua
Il pozzo dell’acqua, dono della signora Licci-Prato è quasi pronto. Il signor Romano, amico, collaboratore e disegnatore dell’opera, dona un vecchio motore Marelli che servirà per far risalire l’acqua in superficie. L’enel porta l’energia elettrica fino al pozzo. Alcuni muratori costruiscono un muretto intorno al pozzo.

12/07/1954 – L’acqua
Gli idraulici hanno preparato la tubatura e i cassoni per l’acqua. Sono stati giorni di grande attesa fino al giorno in cui gli operai specializzati del cav. Romano scendono fin giù nel pozzo a 33 metri di profondità. Le suore aspettano in superficie ansiose e trepidanti: è da otto mesi che sono senza acqua! Quando il motore incomincia a funzionare e a portare l’acqua in superficie a tutti pare di sognare!

15/07/1954 – Inaugurazione della casa
Per la cerimonia inaugurale arrivano da Roma suore e bambini. In serata una folta folla assiste al taglio del nastro alla presenza di autorità civili e religiose. Da oggi ha inizio la vita di un normale istituto assistenziale. Il piccolo nucleo di bambine, nove per l’esattezza, ha bisogno di affetto, di cure e di amore materno.

6Anni 1955 – 1956 – 1957
Il tempo scorre lieto e i giorni sono sempre emozionanti e ricchi di avvenimenti che niente e nessuno potrà mai cancellare. Suor Clorinsa Mancini continua a registrare le sue memorie per lasciarle come documento a chi verrà a Campi Salentina dopo di lei.
Negli anni Settanta il dottor Calabrese ha voluto che fosse edificata una chiesa da dedicare a Maria, ma ahimè, sorella morte lo ha chiamato prima che la sua opera fosse conclusa. Ha lasciato la propria eredità morale all’unico figlio rimastogli in vita, il professor Alfredo Calabrese, che ancora oggi continua la missione paterna mantenendosi vicino alle suore con dedizione e disponibilità.